Settimana Santa e Pasqua a Mater Domini

Pubblicato giorno 3 aprile 2018 - In home page, Notizie

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La nostra Settimana Santa è iniziata con la Benedizione delle Palme che, come da tradizione si è tenuta presso le Suore Antoniane. Durante l’omelia Don Pietro De Punzio ha detto: «Lo stesso popolo che ha accolto Gesù a Gerusalemme cantando “Osanna!” lo ha deriso e ha urlato “Crocifiggilo!”. Quando ho letto il Vangelo ieri sera mi sono venuti in mente gli atti di bullismo, noi siamo forse diversi da quella gente? Inizia la Settimana Santa ma non sono i giorni “santi”, noi dobbiamo santificarli con la nostra vita aggiungendo le nostre “piccole” passioni. Cerchiamo di essere rispettosi e di rispettare gli altri. Gli altri sono esseri umani che vanno amati. “Amare voce del verbo morire”, diceva Don Tonino Bello. Gesù ha fatto questo per noi!».

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Con il Giovedì Santo si conclude il tempo di Quaresima iniziato il Mercoledì delle Ceneri e, con la messa vespertina in Coena Domini si apre il Triduo Pasquale, i giorni in cui commemoriamo la Passione, Morte e Risurrezione di Cristo. Come riporta Famiglia Cristiana, “quella del Triduo è un’unica celebrazione”. La messa in Coena Domini non prevede il congedo, l’assemblea si scioglie in silenzio, l’azione liturgica in Passione Domini non ha i riti di introduzione e anch’essa termina senza benedizione che c’è solo alla fine della Veglia Pasquale.

Nel tardo pomeriggio del Giovedì Santo in tutte le chiese si celebra l’ultima cena del Signore con i dodici discepoli. Nel Vangelo viene raccontato l’episodio della lavanda dei piedi, la più grande lezione di umanità che Gesù ha dato ai discepoli. Durante la cena Gesù parla anche del tradimento di Giuda tra lo stupore dei presenti che non capivano le sue parole. Il Giovedì Santo è il giorno in cui la Chiesa celebra l’istituzione dell’Eucaristia e del Sacerdozio. Subito dopo la messa le campane tacciono e l’altare viene spogliato, inizia il silenzio.

Il Venerdì Santo i celebranti vestiti con i paramenti rossi si prostrano a terra e pregano per alcuni minuti. Lo abbiamo anticipato qualche giorno fa che l’azione liturgica viene chiamata “messa scigghiata” perché si divide in tre momenti ben distinti: la liturgia della parola, l’adorazione della croce e i riti di comunione. L’altare viene spogliato di nuovo e la Croce viene esposta. Papa Francesco nel 2016 ci ha fatto dono di una preghiera intensa al termine della Via Crucis, di cui riportiamo un passaggio: «O Croce di Cristo, insegnaci che l’alba del sole è più forte dell’oscurità della notte. O Croce di Cristo, insegnaci che l’apparente vittoria del male si dissipa davanti alla tomba vuota e di fronte alla certezza della Risurrezione e dell’amore di Dio che nulla può sconfiggere od oscurare o indebolire».

Il Sabato Santo è aliturgico, non ci sono celebrazioni, l’unica è la Veglia Pasquale qualche ora prima della mezzanotte. È il giorno del raccoglimento e della meditazione, tutto è in silenzio in attesa del grande evento della Risurrezione. La Veglia Pasquale è la “madre” di tutte le veglie e appartiene di fatto alla Liturgia della Pasqua. Durante la veglia vengono benedetti il fuoco e l’acqua, si accende il cero pasquale e rinnoviamo le promesse battesimali. Il momento più intenso è quando cantiamo il Gloria, seguito dall’Alleluja. Dal buio e dalla morte ecco una una speranza, è la luce della Risurrezione!

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